IO E L' INTER

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    martedì, maggio 29, 2007

    Addio Chino e Adriano, benvenuto Chivu

    Ecco, da tgcom.it, il punto sul calciomercato nerazzurro.
    Figo rimane, bene così.

    L'attesa festa per il 15mo scudetto nerazzurro ha portato le prime notizie di mercato in vista della prossima stagione. A chi vuole rimanere all'Inter oltre a Ibra e Crespo si è aggiunta anche la voce di Figo, che in un comunicato riportato da "Cadena Ser", ha confermato la rottura del contratto con l'Al Ittihad. Chi è pronto a partire è Recoba, (Atletico Madrid) e Adriano che il club di via Durini è stufo di aspettare.


    Dopo la baldoria è tempo di programmare il futuro, anche per il campioni d'Italia dell'Inter. Saranno molte le riconferme, ma non mancheranno neppure le partenze. Zlatan Ibrahimovic dopo le polemiche dei giorni scorsi, che lo davano presto partente verso la sponda rossonera, ha riferito di voler rimanere in nerazzurro, così come Hernan Crespo che, sebbene sia di proprietà del Chelsea, rivela che anche nella prossima stagione rimarrà all'Inter. "Al 99% è fatta - ha detto l'argentino - manca l'ufficialità, ma c'è una promessa che mi porta a pensare che tutto andrà a posto". Al coro si è aggiunto anche Luis Figo che ha aperto uno spiraglio alla sua permanenza a Milano. "Sto bene fisicamente e potrei giocare ancora ad alti livelli e dare qualcosa all'Inter - ha affermato il portoghese - ma devo riflettere. Non ho ancora confermato il contratto con l'Al Ittihad e l'affetto della gente è bellissimo". Una ipotesi avvalorata poi da un comunicato riportato dalla Spagna, da "Cadena Ser", nel quale il portoghese afferma che: "Nonostante l'accordo siglato tra le parti il 4 gennaio 2007, il club arabo non ha rispettato gli obblighi previsti nei menzionati documenti - ed ancora - Essendo una violazione unilaterale non è suscettibile di riparazione".

    Chi invece lascerà l'Inter è certamente Recoba, lo ha cercato l'Atletico Madrid, "Questo è il mio addio - ha affermato - e adesso cercherò una squadra all'estero perché dopo tanto tempo qui non potrei sfidare l'Inter". A seguire l'uruguaiano sarà con grande probabilità Adriano che la società di via Durini ha intenzione di cedere, come dimostrano le parole di Mancini "non so se rimarrà, dipende da lui", in caso arrivi una proposta di un certo peso. Il brasiliano vorrebbe rimanere, "voglio tornare l'Imperatore" ha detto, ma la dirigenza sembra averne abbastanza. Al suo posto arriverà da Cagliari l'honduregno Suazo, corteggiato anche dalla Roma, che servirò da rincalzo all'attacco interista al pari di Cruz, l'argentino riconfermato a sua volta in nerazzurro.

    lunedì, maggio 28, 2007

    Ufficio Inchieste?

    Ufficio Inchieste, Ufficio Inchieste?
    Ehi, c'è nessuno?
    Possibile che non valga la pena controllare quello che è successo nelle ultime giornate?

    venerdì, maggio 25, 2007

    Dove mettiamo lo scudetto

    Credo sia giusto dedicare qualche riga a uno degli striscioni più volgari, rancorosi ed offensivi che la storia ricordi.

    Primo: miserabili che esultate su un bus troppo piccolo per la vostra gigantesca arroganza, guardate che lo scudetto LO TENIAMO STRETTO AL CUORE, SOPRATTUTTO PERCHE' VI ABBIAMO DATO PIU' DI 30 PUNTI DI DISTACCO, UMILIANDOVI IN TUTTI E DUE I DERBY.

    Secondo: mi fate pena, perchè siete ossessionati dall'Inter.
    Avete vinto una Champions', festeggiate senza pensare a noi. E invece anche nel momento più bello innalzate uno striscione come quello. E poi la pietosa scusa che l'hanno passato i tifosi. Suvvia: o siete così ignoranti da non sapere nemmeno leggere, oppure è chiaro che esporlo ha una gravità maggiore che averlo scritto.

    ps: va inteso che quanto scritto si riferisce ai giocatori, non ai tifosi che (vandali a parte) hanno accolto tutto sommato sobriamente una Coppa di grande importanza ma tra le meno meritate della storia calcistica (forse solo Borussia Dortmund e Porto avevano una squadra inferiore al Milan di questo anno).

    giovedì, maggio 24, 2007

    Da Istanbul ad Atene in 2 anni

    Sulla partita non dico nulla perchè ero (per lavoro e per diletto) a un concerto.
    Detto questo, pubblico un pezzo straordinario di Monica Morandi (da www.collovati.it), scritto per di più ieri, prima della partita.
    Si può concordare o meno, ma certamente è scritto benissimo e Monica Morandi, a differenza del 90% dei giornalisti sportivi, dà validi argomenti a sostegno delle sue tesi. Ecco qui di seguito il suo pezzo.


    Milan Campione d’Europa 2007: fu vera gloria?
    Prima che i fuochi d’artificio della 7° coppa rossonera illuminino a giorno le fitte ombre di una stagione mediocre e i clacson assordanti dei milanisti in festa coprano il fragore di un’annata di polemiche, giova ricordare come l’approdo del Milan a questa finale sia figlio di un format prettamente utilitaristico mirato alla spartizione della ricca torta degli introiti economici e dei diritti televisivi, ma non certamente ai valori calcistici.
    A costo di suonare ripetitivi, va ribadito che il Milan non avrebbe neppure dovuto disputare il torneo. Scampata la retrocessione, pianto per l’intera stagione sugli 8 punti di penalizzazione inflittigli e staccato di 33 punti dai cugini Campioni d’Italia, il diavolaccio rossonero scacciato dalla porta è rientrato dalla finestra insinuando la coda nei preliminari di Champions League e facendosi diabolicamente strada fino a un passo dal trono d’Europa.
    Un trono del quale, in tutta onestà, non mi pare all’altezza neppure in una competizione scaduta a livelli commerciali come la Champions League. Un tempo, la regina d’Europa emergeva dall’elitaria cerchia dei campioni nazionali: le squadre vincitrici dell’allora Coppa dei Campioni innescarono dei cicli plurivittoriosi in Europa e nei rispettivi Paesi, diedero vita a vere e proprie scuole calcistiche e a nazionali costruite sul loro modulo di gioco e con i loro campioni.
    L’Ajax degli anni ’70, forte di fuoriclasse come Johan Cruijff, Ruud Krol e Johan Neeskens, segnò l’avvento del calcio totale, poi trasferito dal tecnico Rinus Michels alla Nazionale Olandese vicecampione mondiale ’74; il Bayern di Sepp Maier, Franz Beckenbauer e Gerd Müller già costituiva l’ossatura della Germania Campione del Mondo di Helmut Schön; per non parlare del grande Real, che segnò un’intera epoca del calcio. In tempi più recenti, pur guastato dall’apertura alle quarte classificate dei campionati nazionali, dai gironi infiniti e dai sorteggi a 4 urne, il torneo sortì pur sempre buone regine come il Borussia Dortmund (’97), squadroni come il Manchester United (’99) e il Bayern (2001) e interessanti rivelazioni come il Liverpool (2005).
    Al di là del tifo, l’attuale Milan mi pare invece tutt’altro che “Grande grande grande”, titolo tributatogli a caratteri crescenti da “La Gazzetta dello Sport” all’indomani della qualificazione alla finale ai danni di un Manchester privo di nove titolari. Né mi sembra il “Milanissimo” definito tale sulla prima pagina di Tuttosport o il “Meraviglioso Milan” visto dal Corriere dello Sport. Senza nulla togliere all’encomiabile spirito di gruppo sfoderato dai rossoneri in semifinale e alla prestazione di squadra derivatane, le credenziali di un’aspirante regina d’Europa sono ben altre.
    Dal punto di vista prettamente calcistico, questo Milan non può dirsi tale a nessun livello, vuoi tecnico, di organico, di prestazioni o di immagine. Ecco perché non può vincere la competizione senza screditarla.
    Forte di Kakà come unico campione all’apice, vive del coraggio di Maldini, della generosità di Gattuso, dei guizzi di Pirlo, del rendimento altalenante di Seedorf e del cuore di Inzaghi, oltre che della bravura di Ancelotti nel fare dei vari disastrati reparti una squadra: in porta “paperone” Dida, davanti a lui una vetusta difesa colabrodo, sul fronte offensivo un attacco assurto a barzelletta per mezzo campionato, che con i goal mangiati da Oliveira e l’inconsistenza di Gilardino ha costretto la Dirigenza rossonera al ripescaggio di Ronaldo in terra di Spagna dopo il fioccare dei rifiuti da parte dei migliori attaccanti. Si spiegano così il 4° posto in un campionato senza la Juve e l’abissale distacco dall’Inter.
    Per non parlare dell’ilarità suscitata lo scorso autunno dal Milan quint’ultimo in classifica: il vittimismo e l’autocommiserazione tante volte rinfacciati ad altri si tradussero nella pubblicazione sul sito ufficiale di una presunta lista dei “misfatti” ai danni dei rossoneri, nell’invio a Controcampo (Italia 1) del legale sociale Avv. Cantamessa nel ruolo di accusatore e in un lavaggio del cervello pro Milan sulle reti Mediaset da taluni addirittura sospettato di poter indurre sudditanza psicologica negli arbitri.
    Ciechi alle pecche della loro squadra e corti di memoria per loro prerogativa, i tifosi milanisti non vedono nulla di ciò. Non ho trovato un solo nerazzurro che giustifichi il 6-2 subito a Roma dall’Inter; conto sulla punta delle dita gli juventini che hanno accettato la retrocessione come una giusta punizione dopo Moggiopoli; per contro, non ho incontrato alcun rossonero men che convinto che l’attuale Milan sia uno squadrone da élite europea. Ma quel che è peggio, è che i limiti del Milan non li vedono neppure gli addetti ai lavori. Stampa e commenti televisivi sono improntati a una partigianeria dai connotati provincialistici, volta a sostenere i rossoneri a qualunque costo.
    Si dice che il diavolo faccia le pentole ma non i coperchi. Ma è anche vero che nelle stagioni calcistiche vi sono dei segnali premonitori, primo fra i quali un cammino caratterizzato dalla fortuna propria e dalla sfortuna altrui. Si vedano il Manchester con le stampelle, il Bayern privo di due importanti titolari squalificati (Kahn e Van Bommel) e il Liverpool, prossimo avversario, da metà stagione senza il jolly di coppa Luis Garcia (infortunio ai legamenti) e con Kewell, giocatore-chiave sulla fascia sinistra, al rientro dopo due interventi chirurgici.
    Tutto, cabala compresa, parla a favore del Milan, accreditato dai bookmakers come vincitore pressoché certo.
    Del resto, nel calcio vince chi la mette dentro, non importa come. I segnali della stagione sono unanimi nel preannunciare che sarà così. A proposito, è di un paio di giorni fa la notizia che il Liverpool rischia di perdere anche l’apporto di Zenden, faro della fascia sinistra, che ha rimediato una brutta botta alla caviglia in allenamento. Inutile precisare che la sua eventuale assenza, sommata all’assoluta mancanza di forma di un Kewell con pochi minuti di gioco all’attivo, azzererebbe la manovra degli inglesi nella parte sinistra del campo. Ora, alla ricca batteria di diaboliche pentole manca soltanto l’ultimo trionfale coperchio sotto forma di qualche situazione controversa sul campo o dell’ennesimo “colpo gobbo” del destino. Ma che importa? Agli annali resterà il 7° titolo europeo dei rossoneri, nel ricordo collettivo i bagliori di una notte di festa a illuminare il buio di un’intera stagione. Un’ottima pubblicità per il calcio italiano, una pessima per il calcio.

    mercoledì, maggio 23, 2007

    Milan campione d'Europa

    Lo stanno urlando da ore e giorni, con un'arroganza ed una retorica mai vista, tutti i mass media.
    Lo dice Sky con quella sua orrenda sigla V di vendetta; lo dice Mediaset che sta facendo sul digitale terrestre una diretta infinita di 30 ore (roba che neanche lo sbarco sulla Luna); lo dicono giornali e televisioni.

    Il calcio è uno sport fondamentalmente ingiusto, per cui il Milan vincerà.
    Ma se ci fosse un minimo di giustizia, una squadra che nemmeno doveva essere in Champions' ed ha fatto un anno pessimo, disastroso, contro una che ha eliminato Barcellona e Chelsea...se ci fosse un minimo di giustiza.....

    venerdì, maggio 18, 2007

    Grazie ragazzi

    Ieri prestazione straordinaria dei nerazzurri, che hanno realmente sfiorato un colpaccio che sembrava impossibile.
    Per rimontare quattro reti di scarto servono tre fattori: giocare in modo eccellente (e l'abbiamo fatto), avere un pò di fortuna (e dalla traversa di Stankovic al terzo minuto si è visto che invece la dea bendata non ci voleva favorire) e un arbitro non ostile.
    Morganti è invece stato disastroso: una serie di decisioni unidirezionali che hanno pesantemente condizionato la partita (due possibili rigori negati, un gol annullato, la prima ammonizione a Cordoba, dopo appena 1 minuto, completamente inventata, la mancata esplusione di Aquilani e Chivu per falli durissimi..più in generale, dall'inizio alla fine due pesi due misure).

    Detto questo, voglio sottolineare che nei 180 minuti la Roma ha meritato, ed onestamente dopo 2 coppe Italia perse contro di noi, il 2° posto in campionato e la sconfitta ad agosto in Supercoppa, è anche giusto che alzi un trofeo. Bravi loro, bravi anche noi che abbiamo chiuso nella maniera più dignitosa possibile.

    grazie ragazzi

    lunedì, maggio 14, 2007

    4-3

    Come Italia-Germania nel '70, si è conclusa Inter-Lazio, partita che nulla aveva da dire sul fronte della classifica, ma molto sul piano dello spettacolo.
    Match divertente, aperto, con difese allegre ma splendidi attacchi.
    Nota di merito per Matrix, cuore dell'Inter, e Valdanito Crespo, immarcabile.

    lunedì, maggio 07, 2007

    Juventus in C. Cominciate a prepararvi

    Qui di seguito un pezzo straordinario di Paolo Ziliani, tratto da www.paoloziliani.it
    In C, in C, andate in serie C,
    ve ne andate, ve ne andate,
    ve ne andate dritti in C
    In C, in C, ............

    6 maggio 2007
    Parola d'ordine: vietato dire che la Juve rischia la C1!
    A dispetto dell'evidenza, e delle dichiarazioni di Borrelli sui "fatti nuovi del campionato 2005-2006", il pianeta-pallone ha già fatto scattare la gigantesca Operazione-Negazione: va tutto bene, manteniamo la calma...

    Se fosse un film dell’orrore potrebbe intitolarsi “La Cosa”. Oppure “La Presenza”. Un’entità sinistra e insinuante che nessuno vede ma che tutti avvertono: terribile e avvolgente, angosciante e incombente. Un incubo strisciante di cui nessuno vuole parlare ma da cui è impossibile liberarsi. Un incubo che abita i pensieri di tutti ma che nessuno è in grado di tradurre in parole: perché “La Cosa” fa troppa paura, e quel che conta è negarla. Rimuoverla. Tenerla il più possibile lontana da sé fino a quando non ti pianta le unghie nella schiena, malvagia e subdola, e ti paralizza. Ti annienta.

    Se fosse un film dell’orrore potrebbe intitolarsi “La Cosa”. Invece, la cosa cui alludiamo altro non è che un fatto di cronaca – semplice nella sua spiacevolezza – con tanto d’etichetta già confezionata in bella vista: “Calciopoli 2”. E cioè la seconda tranche dell’inchiesta dei giudici napoletani Narducci e Beatrice che ha messo in luce come Moggi, direttore generale della Juventus, abbia continuato a intrattenere rapporti a dir poco illeciti, su utenze segrete da lui stesso procurate, attivate e alimentate, con arbitri, dirigenti del Palazzo e personaggi di varia umanità del sottobosco del pallone. Contatti che sono stati portati avanti non solo nella stagione, già indagata, 2004-2005 (il campionato che è costato alla Juve la retrocessione in B e 2 scudetti), ma anche in quella successiva, la 2005-2006. Ebbene: nonostante ciò sia noto a tutti, al punto che Saverio Borrelli, capo dell’Ufficio Inchieste, in data 5 maggio 2007 ha dichiarato: “Calciopoli non è ancora finita. Le indagini continuano, specie dopo i risultati della procura di Napoli che ha fatto riferimento all’annata calcistica 2005-2006” (confronta tutti i giornali di oggi, domenica 6 maggio); nonostante l’evidenza, dicevamo, il mondo dell’informazione sta dando vita alla più gigantesca operazione di negazione – e di rimozione anticipata - che si ricordi a memoria d’uomo. In pratica: c’è un terribile scandalo esploso sotto gli occhi di tutti e tutti fanno finta di niente. E parlano di mercato, di Buffon che resta o che va via, di Frings e Almiron, della Juve che potrebbe anche – chissà – vincere subito lo scudetto. Tutti fanno finta di niente e le domande che sorgono spontanee sono: perché? A che pro? E fino a quando?

    Ricapitolando. Per le vergognose intercettazioni venute alla luce in “Calciopoli 1” (maggio 2006), telefonate che riguardavano il campionato 2004-2005, la Juventus è stata mandata in B e si è vista togliere 2 scudetti; Moggi e Giraudo, i suoi due massimi dirigenti, sono stati squalificati per 5 anni con proposta di radiazione; e sanzioni più o meno pesanti sono state inflitte, sotto forma di punti di penalizzazione, anche a Milan, Fiorentina, Reggina e Lazio. Oggi, a distanza di un anno, è esplosa “Calciopoli 2”. E si viene a sapere che i giudici napoletani, proseguendo nelle loro indagini, hanno scoperto fatti ancor più compromettenti. Per esempio: Moggi aveva creato, nel 2004-2005, una rete di comunicazione segreta, con colloqui non intercettabili, con i personaggi del sottobosco della Cupola, grazie a utenze anonime svizzere date in uso a designatori, arbitri e compagnia cantante. Dopodichè, temendo di essere scoperto (gli spifferi su indagini aperte da più Procure l’avevano puntualmente raggiunto), nel 2005-2006 aveva sostituito le sim-card anonime svizzere con sim-card ancor più anonime del Liechtenstein; e aveva continuato bel bello ad orchestrare le sue trame infette sul regolare svolgimento del campionato, almeno fino all’esplosione dello scandalo (maggio 2006).

    Che cosa comporta tutto ciò? Dal punto di vista della giustizia sportiva – come dice Borrelli – una conseguenza semplice ed automatica. E cioè: verrà aperta una nuova inchiesta sul filone mai indagato del campionato 2005-2006; verranno fatti interrogatori, saranno celebrati processi, verranno sanzionati – se i giudici lo riterranno – tesserati e club responsabili di questi nuovi atti illeciti. E insomma, né più né meno di quanto successe l’estate scorsa, potremmo trovarci di fronte a classifiche stravolte e a club retrocessi d’ufficio nelle serie inferiori o penalizzati. Domanda: quali sono, allo stato attuale delle indagini portate avanti dalla Procura di Napoli, i club che rischiano di più? Risposta: la Juventus e il Messina (per chi non lo sapesse: il braccio armato di Moggi, in questa storiaccia di “contatti underground” con arbitri e designatori, è un certo Fabiani, direttore sportivo del Messina, amico per la pelle del benemerito ex arbitro De Santis fin dai tempi in cui i due compagni di merende facevano gli agenti di custodia – sic – a Roma. Quando si dice i casi della vita...).

    Ma torniamo a bomba. Che cosa rischiano, Juventus e Messina, in questa “Calciopoli 2”? Anche se l’argomento è tabù, anzi, Tabù con la T maiuscola (c’è chi dice che il calcio italiano, e i giornali, e le tivù, non siano in grado di sopportare un secondo anno di serie A senza la Juventus), è chiaro a tutti che se la Juve, un anno fa, venne mandata in B e penalizzata di 30 punti (poi diventati 17, infine 9) per quel che venne definito un “illecito strutturale” orchestrato da Moggi e Giraudo sull’intera stagione calcistica, si ritrova ora al punto di partenza; e cioè, se verrà provata la rete di comunicazione segreta che legava Moggi ad arbitri e dirigenti (arbitrali e del Palazzo), la Juventus rischia di essere retrocessa all’ultimo posto del campionato appena disputato, che stavolta è quello di serie B, e iscritta al campionato immediatamente inferiore, quello di C1. Dove potrebbe trovare la compagnia del Messina, che in serie B c’è già finita di suo, quest’anno, sul campo.

    Naturalmente, può darsi tutto. Anche che i giudici sportivi, al termine dei processi, dicano che non c’era niente di male in quel che faceva Moggi, lasciando quindi la Juve prima classificata in B e promossa di diritto in serie A. La sola cosa certa è che qualcuno, presto, dovrà prendere atto del problema, anche a livello di comunicazione; maneggiare la patata bollente; affrontare il Tabù. E dare alla gente risposte convincenti. Perché sarà anche vero che il calcio italiano non può permettersi di fare a meno della Juventus in serie A (?): ma è importante che il rimedio non sia peggiore del male. Perché dire: “La Juventus ha già pagato abbastanza! Facciamo un bell’atto di indulgenza e mettiamoci una pietra sopra”, sarà anche un pensiero gentile, ma potrebbe essere pericoloso. Tanto per fare un esempio: con che faccia si potrebbe punire, in futuro, un Genoa che tenta in modo goffo di accomodare una partita (come successe per Genoa-Venezia 3-2) se è già passato il principio che la Juventus ha potuto condizionare indisturbata non una partita, ma un intero campionato, perdonata dal Palazzo con un buffetto e un rimprovero affettuoso? Vale la pena correre il rischio di vedere il calcio italiano trasformato in una specie di “Rollerball” dove la sola regola è: non ci sono regole? E soprattutto: come spiegare tutto questo alla gente per bene, e cioè alla stragrande maggioranza degli sportivi, già dal tempo sul piedi di fuga dal sempre più maleodorante, irrespirabile, invivibile pianeta-pallone?

    Come diceva Rossella O’Hara: “Domani è un altro giorno”. E comunque, coraggio: la situazione è grave, ma non è seria...

    (Paolo Ziliani)

    Crespo resta a Milano

    Entra Valdanito e risolve anche contro il Messina.
    Accantonati i campionati dei trucchi e degli imbrogli, l'Inter vince anche dopo avere già conquistato il tricolore, e condanna alla B il Messina (curioso: le squadre che furono filomoggiane vanno male!).
    Non facciamo sconti a nessuno.

    Una parentesi di rossore e vergogna per una finale di Coppa che a distanza di 48 ore non si sa ancora a che ora si gioca.

    giovedì, maggio 03, 2007

    Ieri sera pareggio

    Come è andato il confronto di ieri....?
    Quale confronto? Ah, sì: Sarkozy-Royal.
    Direi un buon pareggio!

    martedì, maggio 01, 2007

    Semifinali di Champions'

    Il cuore dice Liverpool e Manchester, ma vedo favoritissime Chelsea e Milan. praticamente sono già in finale
     
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