La domenica successiva agli incidenti di Catania avremmo dovuto essere di ritorno dalla partita forse più importante della stagione, magari con uno scudetto sul petto, o magari con la preoccupazione di perdere un qualcosa che sembrava già acquisito. In ogni modo il posto giusto era quello, con gli amici di sempre, con le risate di sempre, con le battute di sempre, in ritorno dal Meazza verso casa.
Gli incidenti hanno dato seguito a una tragedia di una barbarie inaudita, con episodi di cruda e cieca violenza. Ma quanto sono state sconcertanti anche le reazioni.
Prima la sospensione del campionato. Come se gli americani dopo l’11 settembre avessero pensato di chiudere tutti gli aeroporti fino alla cattura di Bin Laden, o come se decidessimo di chiudere tutti i ristoranti per una settimana dopo un’intossicazione alimentare!
Ma fino ad ora questi signori dove hanno vissuto?
Quanto è accaduto sarebbe potuto accadere mille altre volte in qualsiasi parte d’Italia.
Ricordiamo, dopo la morte di un tifoso a Genova, il razzo in un derby romano, gli scontri tra Verona e Napoli, i petardi in uno sciagurato derby a Milano, le tragedie sfiorate nel recente Genoa – Juve. In mille altre occasioni si è seriamente rischiato il morto. La gravità della cosa è nota da almeno dieci anni, ma si è colpevolmente ignorato il problema, oppure faceva comodo ignorarlo.
Troppo comodo comunicare il proprio sdegno adesso.
Si aspetta sempre l’incidente mortale prima di capire che in quel maledetto incrocio doveva esserci un semaforo!
Ma secondo te, caro commissario della Federcalcio, all’andata a Palermo gli ultrà si siano scambiati dei fiori?
Ma se fermate tutto ora, costringendo i giocatori a giocare senza tifosi, date ragione alla bieca ferocia di chi ci avvelena la domenica, e nascondete colpevolmente la vostra grave responsabilità.
Quanto è successo a Catania è anche colpa vostra, cari burocrati dalla vista corta, perciò allo sdegno avremmo tutti preferito maggior attenzione nel considerare un problema che c’è da una vita.
Pensate nella vostra ottusità che i malviventi che si annidano nelle nostre curve con questa pausa di “riflessione” improvvisamente si trasformino tutti in scolaretti rispettosi ed educati?
Le leggi ci sono, vanno semplicemente applicate. Chi ha ucciso l’ispettore Raciti sarà perseguito per omicidio, reato che prevede almeno 21 anni di reclusione. Bisogna perseguire con la stessa energia tutti i reati commessi allo stadio, evitando che questo resti una zona franca dove tutto è permesso. Punendo i colpevoli, ma rispettando chi va allo stadio per divertirsi.
Perché quello che manca in questa vicenda è il rispetto per la stragrande maggioranza dei cittadini, appassionati di questo meraviglioso sport, che fanno dei sacrifici per seguire la propria squadra, che in una vita per tutti complicata, riescono, in una domenica di svago, a caricare le batterie per un’altra settimana di lavoro. Riprendere a porte chiuse è una farsa.
Non è stata spesa una parola per i tifosi corretti, ma certo cosa vuoi che interessino le persone che hanno fatto l’abbonamento allo stadio e una bomba carta non sanno nemmeno come sia fatta….meglio cedere al ricatto e chiudere tutto.
E’ molto più semplice e di grande effetto, non c’è dubbio.
Non è possibile andare allo stadio temendo che al solito imbecille venga l’idea di buttare un petardo in campo.
Siamo noi le prime vittime di questi delinquenti, nel calcio come nella strada.
Se vuoi salvare la vita con una cancrena in atto, devi amputare; qui invece il medico prima ha colpevolmente ignorato la gravità dell’infezione ed ora vuole sopprimere il paziente perché la cura è troppo difficile!
Inter Club Montefiorino e Inter Club Modena